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"Glenn, una variazione" parla della solitudine. Della bellezza della solitudine. Dei piccoli momenti di gioia quotidiana uniti a grandi attimi di arte e cambiamenti storici. Di un uomo appartenente a un’epoca diversa, ma legato a questo tempo dal furore e dalla miseria che l’arte imprime ai suoi figli.
Parla del rapporto tra l’artista e il pubblico.
Si prefigge l’obiettivo di indagare l’uomo Glenn Gould nel profondo delle sue manie, dei suoi dolori da artista non sempre sotto i riflettori. E tramite la sua esperienza, arrivare a possibili considerazioni sul ruolo dell’arte nel nostro tempo e i suoi effetti sull’essere umano.
L’eleganza, la poesia, la determinazione di Glenn Gould.
Lo spazio del sogno. O dell’incubo.
"Glenn, una variazione" è un viaggio nel subconscio del genio canadese.
È un modo "per non andarsene docili in questa buonanotte ma per infuriarsi contro il morire della luce".
La drammaturgia è divisa in 32 frammenti, seguendo lo schema delle Variazioni Goldberg.
L’azione che si svolge sulla scena cerca di ripercorrere le variazioni, abbandonandosi alle suggestioni che i cambi musicali hanno prodotto sul sottoscritto.
L’attore è il vero e proprio pianoforte nelle mani della scena.
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